


I figli belli è una casa editrice che esiste nella clandestinità dal 2003, avendo sempre realizzato i suoi volumi 'a mano'. Ora la cosa non è più possibile, verrà quindi stampata da Lulu.com (a sua insaputa). Questo permetterà di realizzare volumi più 'corposi', tecnicamente irrealizzabili a mano, se non in un numero di esemplari limitatissimo.
La linea editoriale de I figli belli si può dedurre dall'intervista all'editore registrata qui.
*Al momento non tutti i volumi dispongono del link all'articolo su lulu.com. L'editore provvederà al più presto.
Il perché di questa antologia di giovani surrealisti canadesi è presto detta: i soldi. Dopo aver fatto un drammatico mutuo e subito dopo un drammatico prestito per cercare di pagare il mutuo, sono ridotto in condizioni economiche disastrose; cosa meglio di un ricco assegno del benemerito mazzetti per rimettere tutto a posto?
L’antologia raccoglie alcuni dei migliori racconti dei giovani surrealisti canadesi che ho conosciuto durante un mio recente viaggio a Klangiqcliniq (sembra uno scherzo eppure si chiama proprio così). Lo dico subito: le traduzioni sono del tutto approssimative e in alcuni casi ci sono stati veri e propri adattamenti, soprattutto per riferimenti a cose e persone che sono state (malamente) riportati nell’equivalente italiano. Devo anche aggiungere che agli autori non sembrava che la cosa importasse più di tanto.
Per dovere filologico confermo che alcuni racconti sono di scrittori non canadesi, ma che in quel momento erano in Canada (è il caso dell’italiano Gregorio Facile e del croato Murter Moric). Il loro inserimento nella raccolta ha l’unica motivazione di dare volume al testo che altrimenti sarebbe stato troppo scarno. In fondo possiamo sempre pensare che l’aria canadese abbia in qualche modo influito nella composizione del racconto no? Ah ah ah.
In ogni caso, buona lettura, e benvenuti in queste allegre favolette serali.
fv
Ascolta qui sotto l'introduzione di Antonio Koch + un racconto dalla voce di Fabrizio Venerandi:
Qualche giorno fa passeggiando in una campagna autunnale il mio occhio fu attratto da alcune macchie di verde più intenso, più vivo. Cominciai a riflettere sulla presenza in natura di cicli minori che si affiancano a quelli “maggiori”, a quelli macroscopici, all’interno dei quali siamo immersi tutti mentre passeggiamo o facciamo le cose che ci piace fare.
Un ciclo maggiore classico è quello del calendario, autunno-imverno-primavera-estate, il ciclo annuale delle stagioni di cui passeggiando vediamo i colori bellissimi, fatto di curve a sinusoide, alti e bassi, che si richiude su se stesso in eterna ricorsività, fatto di semi che cadono, che a primavera crescono, che diventano foglie, poi frutti, eccetera. All’interno di questo grosso ciclo (che a sua volta è inserito in altri megacicli) c’è una infinità di “microcicli” più corti, meno evidenti, ma sopratutto che iniziano in continuazione e spesso non arrivano a conclusione. A volte finiscono lì, si interrompono per il sopraggiungere di una gelata, di una ventata, dello scarpone di un passeggiatore, della sigaretta di uno stupido fumatore, e cosi via. Altre volte arrivano a compimento e si dispiegano nella loro bellezza, che magari coglieremo a distanza di tempo, oppure non coglieremo mai. È il caso, insieme alle caratteristiche dei macrocicli, e degli stessi microcicli, a determinare l’arresto o la prosecuzione, di questi ultimi, cioè di questi inizi. Ed eventualmente il loro compimento. È la teoria delle “estati di san martino”, che ci dice che i cicli hanno in se qualcosa di continuo, una tendenza alla linearità, all’espressività, sono le circostanze che li rendono periodici. La cosa importante è che tutti questi cicli, quelli conclusi e quelli aperti, hanno una loro dignità evolutiva, cioè un vero e proprio fine evolutivo, soprattutto da quando la natura ha inventato la riproduzione. Ma questo è un altro discorso. Insomma la teoria la avevo un po’ vagamente intuita,così, ma poi difettando di un pensiero consequenziale, non sono riuscito ad elaborarla meglio. Anche lei è rimasta un po’ un ciclo aperto. I passi successivi prevederebbero l’allargamento a macchia d’olio della teoria a tutti i cicli di questo mondo, biologici e non, organici e non, microscopici e macroscopici. Vado sempre a finire alle macchie ed all’olio, praticamente in pizzeria.
E dunque la butto li, la teoria, così confusa, come le frasi dei miei taccuini, che ho raccolto suddividendole per stagioni, ed all’interno delle stagioni, per microcicli. Tutti confusi. Tutti lasciati andare alle ventate. Alcuni piccoli, alcuni grandi, alcuni che non ci sono. Ogni ciclo è racchiuso dal quel simbolino che non si distingue bene ma è una piccola matita. Ci tenevo ad esporla così, qui e ora, la teoria, confusa e non conclusa. Preludio alla prossima sgangherata Teoria del Così.
"Gloriagloom mi piace tantissimo quando scrive di Roma, quando scrive incazzato e quando scrive di musica. E’ un figlio bello, lo sento un fratello.
Tempo fa nacque spontaneamente la voglia di realizzare un progetto in comune che parlasse di Robert Wyatt. Immagino che la parola progetto sia una di quelle che lo fanno arrabbiare, come certa letteratura francese, come certe cose della attuale modernità, allora parleremo di papocchio, come lui stesso ebbe a definirlo. Cominciai a lavorarci con gusto, ad entrare in quella geografia più interiore che reale, tra un Kent ed un Maine immaginari, senza riferimenti precisi e tantomeno google maps. Ma ad un certo punto, addentrandomi in questi territori, mi è venuto un blocco, improvviso, completo, una specie di paralisi. Non sono stato più capace di andare avanti, forse ci sarebbe del materiale buono per il dottore citato nel libro. E cosi mi arresi.
Quando mi ha scritto, di recente, mi ha chiesto se volevo proseguire, se volevo aggiungere qualcosa, a che punto ero. Mi ha mandato la sua parte e gli ho risposto che mi ero arreso, che avevo il blocco irreversibile e che il papocchio è bello così. Sai quando sulle riviste leggi che invece di un disco hanno fatto un progetto, ecco questo non è un progetto, e nemmeno un papocchio, è un semplicemente un librino bello. Poco male se manca la mia parte, farò un’introduzione, naturalmente minimale. Dice Wyatt in una intervista che lui è davvero minimale, non come quelli che si definiscono minimali, ma poi fanno un sacco di cose minimali. Lui fa davvero poco. E per me Wyatt è maestro anche di questo..."
Ma forse è meglio che l'ascolti, questa introduzione di Artur Scantini, qui sotto:
Il plagio come pratica s-corretta di produzione di significato. Se consideriamo la società come un testo multiforme all'interno del quale i significati non sono mai scontati, è possibile consumare e usare ogni volta i prodotti che sembrano imposti da un ordine dominante. falsificando sé stessi e i prodotti culturali, gli infiniti linguaggi del plagio mettono in discussione ogni regime di autenticità e contemporaneamente permettono di narrare nuove trame di significato aperte al cambiamento.
La pluralità di significati nascosta o "disseminata sulla superficie" di ogni tipo di testo indica un percorso che in realtà può essere tradito ricucendo frammenti sparsi e slegati per manipolare il senso all'interno di un'immensa rete che è la società interconnessa.
Il plagiarismo contemporaneo è quindi espressione di un modo di usare e intendere il testo, nell'accezione ampia del termine, come una costituzione più o meno complessa di connessioni e rimandi ad altri testi e produzioni culturali, trasformando la "lettura" in un'avventura, un inseguimento tra indizi impalpabili e nascosti.
Attraverso l'analisi dei diversi linguaggi del plagio, divise per aree storiche o di interesse come la letteratura, lo spazio tecnologico, la musica, in questo lavoro si cerca di delineare la natura di un oggetto che per natura risulta sfuggente ma che può essere inteso qui come un'attività dispersa di ricombinazione reticolare del significato.
Ecco l'incipit
"C’è così tanta roba da leggere. Io di solito leggo libri americani. Nell’ultimo libro che ho letto c’è un personaggio importante il cui vero nome è Richard Sheets, che tradotto in italiano è Riccardo Fogli. E’ stato fatto apposta? E’ una coincidenza? Chissà. Trovo tutto ciò estremamente interessante. Non amo nessuno."
Non c'è tempo che per un estratto casuale
"La signorina Gigliola non soffriva il caldo e anzi d’estate le pareva di rinascere. Da maggio in poi, gli importuni dolori che sentiva alla base del collo e, lungo la struttura ossea, ovunque s’annidasse una giuntura, andavano scomparendo, uno al giorno, come fiori che sbocciassero sul suo balcone dopo aver patito, da bulbi, la rigidità dell’inverno. Benché la residenza del parroco esponesse a mezzogiorno, dalle mura, spesse un metro, di pietra e sassi, filtrava sempre umidità, tanto più perniciosa in quanto aveva impiegato sei mesi ad accumularvisi, per uscirsene fuori in piccole dosi ma costanti, così che, finalmente, quando le pareti si asciugavano al lavorio del sole, era di nuovo inverno."
(per gentile concessione dell'editore Smith & Laforgue)
per rifarsi alle parole dell’autore - sia benedetto il tocco che fonda e benedetto sia pure il fondo che tocca - questo racconto parla di un fallimento- il fallimento agisce dall’inizio, nella stanchezza delle metafore e delle analogie, che sembrano usate non tanto per arricchire, gettando nuova luce, un gesto abituale allo scopo di svelarne, o tentare, un supposto e taciuto assoluto, quanto piuttosto per sostituire un gesto che è venuto a noia per la vecchiezza stessa del nostro sguardo (speculazioni del leopardi sulla noia come passione)- sicché al romanziere che fallisce quella noia ritorna amplificata e mutante, e infatti produce il senso del fallimento, tanto più intenso quanto più nell’opera s’era riposta speranza di riscatto, ovvero una sorpresa, un nuovo modo di guardare piovutoci addosso da molto più in alto del cielo, nella sfera dell’arte-
e qui, in questo volumetto, arriva il bello: l’autore affronta il proprio fallimento dichiarandolo a voce alta e l’ascolto della propria voce, a volte corrosiva, altre più dolce, lo sorprende e riscatta-
ciò è possibile essendo l’autore in questione un certo flavio toccafondi, sul quale non posso dire nulla personalmente, nemmeno che vorrei conoscerlo (come quando uno scrittore mi piace) perché è già capitato, e l’impressione fu di una bottiglia lunga e sottile piena di alcol purissimo-
salute-
(prefazione dell'editore)
Giovani Surrealisti Canadesi - a cura di Fabrizio Venerandi - pp 160
Artur Scantini - THIRD - pp 142
Gloriagloom - Tickytackyticky - pp 68
Simone Montozzi - La tentazione del falso - pp 114
Antonio Koch - Plancton - pp. 181
Mauro Mazzetti - Cuore à la coque - pp. 336
Pier Maria Galli - ottanta piccoli studi da lavandino - pp. 32
Francesco Ghezzi - Registrazione parte 2 - pp. 44
Pasquale Panella - Savarin-Sade - pp. 40
Rosamaria Caputi - Rana e l'uomo della panacea, William - pp. 40
Sergio Costa - Su mille ritrovate labbra - pp. 44
Artur Scantini - Reality - Il pollaio - pp. 44
Cyb & Malos - Il fabbrisogno - pp. 64
Alessia d'Artino - 41 geminitwinz (in g-blue's syrup) - pp. 44
Antonio Koch - La zona storta - pp. 28
Cristina Garbini - Pallida - pp. 32
Il viandante - Medio Mondi Grafia - pp. 28
Mauro Mazzetti - Poema M - pp. 44
Francesco Ghezzi - Ultimo giorno di lavoro di una prostituta - pp. 64
Fabrizio Venerandi - Monitor - pp. 52
Le 4 e 48 Dopo Cristo (poesie apocrife) - pp. 28
Luca Crema - TU - pp. 20
Mauro Mazzetti - Il fidanzato di Picasso - pp. 68
Francesco Ghezzi - Miss Dicembre - pp. 60
Gloriagloom - POPSSSSSS... - pp. 44
Silvia Molesini - Il corpo recitato - pp. 40
Flavio Toccafondi - Scatto matto - pp. 40
Artur Scantini - Taccuino II - pp. 44
A. Ansuini - Schekleter & Paris Literary Company MMIII - pp. 48
Giovanni Carattoni - L'ah - pp. 48
Amilga Quasino - Letture Moderne in Hyde Park - pp. 52
Giulio Soro - Plesso e Prospettive - pp. 52
Gian Marco Griffi - Wanderungen - pp. 52
Fabrizio Flores - Via Dulcis - pp. 32
Alessandro Ansuini - Appena - pp. 28
Francesco Ghezzi - Nudo F. (versione2) - pp. 44
Malos Mannaja - Trenini di parole - pp. 56
Salvatore Pietro Anastasio - In mater satura - pp. 56
Anna Maria Bruno - Il fallo e altri racconti - pp. 24
Rossella Valentino - La debolezza è una teoria del corpo - pp. 48
Gloriagloom - Il tram dei destini incrociati - pp. 36
Cassiodorov - La sera della festa - pp. 48
Amilga Quasino - Appassionata - pp. 40
Riccardo Borghesi - Un segreto che tutti conoscono - pp. 40
Artur Scantini - Taccuino - pp. 40
Antonio Koch - Comprese importanti informazioni per la sicurezza - pp. 48
Rosamaria Caputi - Oggi Brecht non funziona - pp. 40
Mauro Mazzetti - In rete - pp. 52
Gregorio Facile - VERSI - pp. 36
Fabrizio Venerandi - Il doctoribus cadde - pp. 56
Francesco Ghezzi - Nudo F. - pp. 36
Amilga Quasino - Global Quorum - pp. 60
Jean Michel Carasso - 2 ricette - pp. 28

sono un sarago
o un pesce pagliaccio
col naso in giù e respiro zitto
spruzzo e mi somiglio
quando metto
la testa via dal chiasso
nei fontanili pieni
o nelle vasche
imitando il tonno
e nel blu del silenzio
la clip in testa è pinna
e giù
ancora sguazzo
dove il rumore affoga
placata nuoto l'acqua
e precipizi di oceani
leggera bestia
nel mare basso